HOME / Ufficio Stampa / focus-on: Da Klimt a Fontana: tagli e rivoluzioni artistiche lungo un secolo

Da Klimt a Fontana: tagli e rivoluzioni artistiche lungo un secolo /

TAGLI D’ARTISTA
UNA STORIA LUNGA UN SECOLO

La Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma rende omaggio a Lucio Fontana e al suo impegno creativo con la mostra “Tagli d’artista: una storia lunga un secolo”, allestita fino al 7 gennaio 2011.

La mostra ricostruisce il ‘900 attraverso il gesto artistico di alcuni dei principali rappresentanti dell’arte del secolo scorso, delineando un vero e proprio percorso volto a spiegare l’evoluzione del linguaggio.

Le opere esposte mostrano infatti il cammino verso la perdita della prospettiva, grande conquista della pittura quattrocentesca, in favore della bidimensionalità, dell’astratto, delle teorie dell’avanguardia artistica. La mostra inizia con “Le tre età” (1905) di Klimt, e procede con Balla (di cui sono esposte ben 5 opere, tra cui “Insidie di guerra”, 1915), Mondrian (“Grande composizione”, 1919-1920), Boccioni (“Antigrazioso”, 1912-1913), Schwitters (“Box-R-Bild”, 1921), Wildt (“Il Maestro Arturo Toscanini”, 1924). Dopo l’indagine nella prima parte del ‘900, si arriva al cuore della mostra, l’enorme opera di gesso bianco, restaurata per l’occasione e mai esposta in Italia, che accoglie il visitatore nella sala grande: è il soffitto “Ambiente spaziale con tagli” che nel 1960 Lucio Fontana realizzò per la casa milanese dell’ingegner Antonio Melandri.

Si tratta di un’opera affascinante non soltanto perché mostra la “firma” dell’artista – con i caratteristici tagli verticali che “segnano” il gesso – ma perché essa rivela anche Io speciale modo di lavorare di Fontana proprio in virtù del fatto che il retro dell’opera è visibile. Come ha dichiarato Livia Velani, curatrice della mostra, “Il retro dell’opera rivela un lavoro di estrema precisione, con il gesso steso accuratamente su una maglia metallica. Giorni di concentrazione hanno poi portato l’artista a praticare i famosi tagli. Fontana, così come gli altri artisti del ‘900 a cominciare da Klimt, era sempre in rivoluzione, voleva cercare nuove dinamiche espressive”.

Questo soffitto, ampio oltre 30 metri, diventa dunque il centro propulsore dal quale sembrano prendere energia anche le opere circostanti: l’opera esprime in sé il concetto del “gesto rivoluzionario dell’artista” così eclatante lungo tutto il corso del XX secolo, un gesto che da impulsivo diventa meditato, in grado di chiamare a sé lo spettatore interrogandolo sull’idea stessa di percezione dell’opera d’arte e sull’impatto che essa ha sulla società.

Da qui si snoda l’ultima parte di questo percorso novecentesco: ecco tra gli altri Pascali con “Ricostruzione del Dinosauro” (1966), Burri con alcuni capolavori come “Nero bianco nero” (1955) e “Nero Cretto G5” (1975), Klein con “International Klein Blue 199” (1958), Manzoni con “Bianco” (1958), Tano Festa con “Armoire avec portrait de l’artiste” (1963), Accardi con “Frammenti” (1972).

Impossibile dunque non rimanere affascinati da “Tagli d’artista”, un’occasione che si rivela non solo interessante ma soprattutto utile, sia per comprendere le tante strade percorse dall’arte durante il secolo scorso, sia per interrogarci sul possibile futuro in cui saranno coinvolti gli artisti di oggi, considerando il loro ruolo da un punto di vista non solo artistico, ma anche sociale e civile.

1/06/2010

(Marzia Apice)

VAI ALLA SCHEDA

CONDIVIDIBookmark and Share





RICERCA NEL CATALOGO /

RICERCA NEL SITO /

MOSTRE IN CORSO /

Per visualizzare correttamente il contenuto di questo sito è necessaria una versione di flash più recente.
Scarica l'ultima versione di Flash Player