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Raffaello torna a Urbino: una grande mostra per il maestro del Rinascimento /

RAFFAELLO E URBINO
Palazzo ducale
fino al 12 luglio 2009

Le Marche sono da sempre fervido territorio di scambi artistico-culturali di notevole interesse storico. Tra coloro che qui vissero o soggiornarono si possono annoverare alcuni tra i maestri indiscussi della storia dell’arte italiana: da Giovanni Bellini al Perugino, da Luca Signorelli al Bramante, da Lorenzo Lotto a Pellegrino Tibaldi le presenze furono indiscutibilmente moltissime. Capitale dell’antico Ducato, Urbino è il cuore museale di questo territorio.

Le sue mura rinascimentali accolgono ancor oggi il visitatore che, amante della buona arte, si appresta ad osservare gli esempi di pittura tardo-gotica negli affreschi dei Salimbeni (Oratorio di San Giovanni Battista) o l’architettura rinascimentale del Duomo. Urbino è tuttavia meglio conosciuta, in ambito artistico, per aver dato i natali ad uno dei massimi esponenti della pittura cinquecentesca italiana: Raffaello.

A lui è infatti dedicata la mostra attualmente ospitata a Palazzo Ducale, che riconduce il visitatore ai suoi capolavori giovanili, ad opere influenzate o rapportate alla pittura paterna (di Giovanni Santi) e di altri personaggi vicini a questa prima produzione.

In mostra infatti anche artisti tra cui Pietro Perugino, Filippo Lippi, Berto di Giovanni, Luca Signorelli, Jan Van Eyck. Se Leonardo, mediante studi empirici, trasforma scientificamente il dato naturale; se Michelangelo, attraverso il pensiero puro, riporta il Cristianesimo alle antiche origini mediante uno stile compositivo plastico-scultoreo, Raffello dal canto suo è sinonimo di armonica bellezza interiore. Grazie alla sua formazione classico-manierista, attento alle innovazioni leonardesche e michelangiolesche, elabora un personale linguaggio figurativo soprattutto per quanto riguarda i ritratti e le Madonne.

Partendo dagli insegnamenti paterni e dalle esperienze maturate in Urbino, ampliate dall’esempio di maestri umbri quali il Perugino, il Pinturicchio e il Signorelli, approdando in seguito allo studio della tradizione figurativa fiorentina, Raffaello compie in breve tempo una straordinaria evoluzione. Nella raffigurazione dei gruppi sacri di Madonne con Bambino egli sperimenta, ad esempio, soluzioni formali diverse ed in continua trasformazione (in mostra la tavola del Prado con la Sacra Famiglia con agnello): dagli echi leonardeschi della Madonna del cardellino a quelli michelangioleschi della Bella Giardiniera, la sintesi linguistica raggiunge un maggior parossismo nella Madonna Tempi (1508).

Raffaello lavora inoltre, in quegli anni, a ritratti di nobili e borghesi su commissioni private: si tratta di opere che esulano dalla componente emozionale già leonardesca per confluire nella caratterizzazione umana, fisica ed individuale del soggetto. Da ciò deriva un nuovo modello di ritratto che sarà utilizzato indiscutibilmente nella ritrattistica cinquecentesca. In mostra a Palazzo Ducale sono presenti alcuni esempi: dal Ritratto di donna detto La muta al Ritratto di Emilia Pia da Montefeltro a vari ritratti di giovani, fino ad arrivare all’indimenticabile Autoritratto (Firenze, Uffizi) del 1506 circa, dipinto da Raffaello poco più che ventenne e che sembra essere una copia dell’autoritratto realizzato nell’affresco vaticano della Scuola di Atene.

Interessante ed innovativa scelta del comitato scientifico è quella di mettere in mostra anche eccezionali maioliche antiche che riprendono immagini raffaellesche: piatti, targhe e coppe provenienti dai maggiori centri italiani e francesi si susseguono per documentare il rapporto intercorrente tra l’arte del maestro e questo tipo di produzione artigianale.

29/04/2009

(Carla Ferrari)

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