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A Roma La Nostra Era Avanguardia: un omaggio agli anni 70 /

In una città fortemente legata al suo passato e illuminata dai riflessi delle bellezze dell’antichità quale è Roma, l’arte contemporanea ha seguito percorsi complessi e ardui per trovare apprezzamenti e collocazioni appropriate.
Per concretizzare quanto detto basti pensare al travagliato iter che ha dovuto subire la collezione della Galleria Comunale di Arte Moderna e Contemporanea di Roma: nel 1928 si decise di esporla presso palazzo Caffarelli, ma le opere trovarono una collocazione definitiva solo parecchi decenni e traslochi dopo quando, negli anni ’90, si pensò di dividerle tra l’ex Convento di San Giuseppe (i lavori dall’800 alla metà degli anni ’90) e l’ex fabbrica Peroni (le opere di arte contemporanea) divenuta Museo di Arte Contemporanea di Roma, meglio noto come MACRO.

Le porte del lotto industriale, dunque, chiudono come “Società Ghiaccio e Birra Peroni” per riaprire come spazio espositivo dopo i lavori di restauro e recupero di Odile Decq e Benoit Cornette.
Negli anni l’attività del museo segna il solco di mostre di qualità e in questo si inserisce A Roma La Nostra Era Avanguardia, omaggio a Contemporanea e Vitalità del negativo nell’arte italiana 1960/70 di cui, quest’anno, si celebra il quarantennale.
Con il termine mito, dal greco mythos, si intende una narrazione sulle origini del mondo o sulle modalità con cui si è giunti alla forma presente: parlare delle due storiche mostre organizzate da Graziella Lonardi Buontempo è un po’ come sentirsi Omero che narra le vicende del “Pelide”.
Una bellissima musa (basti pensare al suo ritratto realizzato da Warhol, visionabile in mostra) di ottima famiglia napoletana decide di uscire dai ruoli che la società dell’epoca le impone e sceglie di dedicarsi al suo amore, l’Arte.
Una fiaba moderna: una giovane donna, a cui pochi danno credito, con la sua caparbietà, sensibilità artistica e doti organizzative (beh, certo non dobbiamo dimenticare una buona rubrica di contatti) riesce a costruire, coadiuvata da un giovanissimo Achille Bonito Oliva, i pilastri dell’arte contemporanea non solo romana, ma italiana, e a definire un suo ruolo attivo nel mondo dell’Arte.
Ci piace riportare una frase della mecenate che campeggia all’ingresso della sala espositiva: “Ritengo di aver dato un senso nuovo alla mia vita di donna proprio nel momento in cui mi sono proposta non più di criticare esclusivamente tutto ciò che osservavo, ma di fare. Nel miglio modo possibile, si intende”.
La mostra, a cura di Luca Massimo Barbero e Francesca Pola, accompagna lo spettatore alla scoperta della Roma d’avanguardia attraverso un racconto costruito per immagini e documenti. Le cassettiere, così come il touchscreen interattivo, si aprono alla curiosità dei più, mostrano documenti di archivio, appunti, lettere e memorie, a testimonianza dei fermenti culturali dei primi anni settanta e alzano il sipario sull’alacre lavoro del “dietro le quinte”.
Le pareti testimoniano il rivoluzionario modello espositivo introdotto dalla nostra Peggy Guggenheim e danno il senso del work in progress, il percorso verticale ci guida alla scoperta degli artisti e delle loro opere e, grazie alle 100 foto di Ugo Mulas, ci rivelano come una grande passione per l’arte contemporanea abbia dato il via a una nuova visione della cultura.
L’omaggio alla creatrice di Incontri Internazionali d’Arte inaugura la stagione espositiva del 2010 del MACRO in contemporanea ad altre quattro esposizioni: Costume Interiore, una torre “surreale” di Enzo Cucchi da scalare e visionabile al suo interno; l’installazione di Ilya & Emilia Kabakov, The Blue Carpet, realizzata in una sala del museo dove un tappeto blu funge da “supporto” a piccoli quadri degli artisti; ritorna l’uso delle cassettiere come supporto nell’esposizione omaggio a Oscar Savio Architettura in bianco e nero.

Molto interessante anche il secondo appuntamento del ciclo Roommates/Coinquilini e le installazioni site specific che fanno convivere una griglia di moduli metallici reiterati (percorribile) di Valentino Diego con le architetture di Pietro Ruffo.

 

25/01/2010

(Antonietta Ulivieri Moretti)

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