
Italics e l’arte contemporanea italiana /
Italics. arte italiana fra tradizione e rivoluzione è il titolo della mostra in programma a Palazzo Grassi, curata da Francesco Bonami, direttore del Museum of Contemporary Art Chicago. L’esposizione vuole essere un’antologia sull’arte italiana in 40 anni di importanti evoluzioni, a partire dall’indimenticabile 1968 per arrivare all’anno corrente. In mostra ci saranno più di 100 artisti con circa 180 opere, nella ricerca di un equilibrio tra diverse generazioni. Infatti, una ventina di questi sono nati nel periodo preso in considerazione dall’esposizione, mentre circa trenta appartengono alla generazione precedente e sono già scomparsi.
Il progetto è sicuramente ambizioso, come il suo curatore. Difficile è identificare un criterio di selezione di artisti e opere degni di essere rappresentativi di uno slancio rivoluzionario ma anche consapevoli del peso di una tradizione passata. Ancora più arduo risulta escludere artisti e lavori non ritenuti interpreti del proprio tempo. Bonami, durante la conferenza stampa, ha usato parole forti per giustificare le sue scelte, precisando che alcune opere di artisti, creatori di “schifezze” secondo il suo gusto personale, sono state comunque incluse, perché considerate significative di una tendenza o di un passaggio dell’arte contemporanea. L’allestimento seguirà un percorso tematico e non cronologico, cercherà di rivelare gli snodi fondamentali nell’arte italiana degli ultimi decenni.
Italics non è Italians. Non significa Italiani ma significa Italici. Già nel nome si percepisce il bagaglio di una tradizione che l’arte contemporanea cerca di superare ma che allo stesso tempo non può ignorare. Bonami auspica una mostra in grado di sollevare dubbi, una mostra “popolare” che non pretende di dare risposte ma intende ispirare nuove idee e avvicinare anche un pubblico non familiare all’arte contemporanea.
La scelta del 1968, memorabile annata non solo per l’Italia, si inserisce simbolicamente in un percorso iniziato dal Guggenheim Museum di New York che nel 1995 aveva dedicato una retrospettiva dell’arte italiana (Italian Metamorphosis) che copriva il periodo immediatamente precedente, dal ’43 al ’68. La mostra Italics, che sarà a Palazzo Grassi da settembre a gennaio 2009 è destinata a raggiungere il Museum of Contemporary Art di Chicago, co-produttore dell’esposizione, per offrirsi al pubblico americano ed internazionale. Sarà interessante scoprire come i diversi contesti accoglieranno la stessa mostra, che probabilmente assumerà significati differenti all’interno dell’ambito nazionale e in quello oltreoceano.
Il curatore ha apertamente sollevato delle questioni, sottolineando come in Italia sia spesso difficile per gli artisti contemporanei ed emergenti trovare spazio di espressione nel settore pubblico. La mostra si pone in un certo senso come un “atto d’accusa al sistema culturale italiano” attraverso un’istituzione privata, un tentativo di restituire importanza ad alcuni artisti che in Italia non sono ancora riconosciuti mentre trovano maggiore fortuna all’estero.
Monique Veaute, amministratore delegato di Palazzo Grassi, ha voluto ringraziare l’impegno delle istituzioni coinvolte, sottolineare la competenza del curatore e trasmettere la passione dell’attuale presidente della sede espositiva, François Pinault, proprietario di alcune opere che saranno parte dell’esposizione.
Martin Angioni, amministratore delegato di Mondadori Electa, ha invece esposto l’impegno della casa editrice nella realizzazione di un catalogo che presenterà numerosi contributi critici, arricchiti da schede illustrate su ogni artista, per un inedito ritratto dell’arte contemporanea italiana, che la mostra cerca di disegnare.
Resta qualche mese per valutare il risultato di questo importante progetto.
Arianna Malacrida