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Argenti della Morgantina: da New York alla Sicilia, passando per Roma /

IL TESORO DI MORGANTINA
Argenti del III sec. a.C. da New York alla Sicilia, passando per Roma

MUSEO NAZIONALE ROMANO
IN PALAZZO MASSIMO
20 marzo– 23 maggio 2010

Il Museo Nazionale Romano in Palazzo Massimo a Roma diviene sede della mostra che espone per la prima volta in Italia il tesoro di Morgantina, così chiamato dal nome della città siciliana in cui venne rinvenuto (in provincia di Enna).
La città di Morgantina, scampata dai saccheggi degli antichi, fu interessata, negli anni ‘80 del XX secolo, da ingenti scavi clandestini a cui seguì illegalmente la vendita e la dispersione di quanto rinvenuto.
Grazie a interventi legali dalla città antica è riemersa una casa della metà del IV secolo, già depredata da scavi illeciti e ricoperta con la terra stessa di scavo. Malcom Bell, responsabile delle ricerche, ha riconosciuto il nascondiglio antico degli argenti, i quali erano un vero e proprio tesoro, accumulato nel tempo e nascosto, in previsione probabilmente di essere poi recuperato, ma venne trafugato nel corso di alcuni scavi clandestini alla fine degli anni ottanta.
Gli oggetti erano entrati in possesso dal 1984 del Metropolitan Museum di New York, il quale, intorno al 1981-82 aveva annunciato, con grande clamore, l’acquisto di 16 pezzi di provenienza siciliana datati III secolo a.C., al prezzo di 2.700.000 dollari, che il museo dichiarò di aver acquistato dal commerciante Robert Hecht.
Grazie all’intervento coordinato della Soprintendenza e delle forze dell’ordine è stato possibile far luce sugli scavi clandestini e gli oggetti sono stati restituiti allo Stato italiano a seguito di importanti provvedimenti sul commercio illegale di opere d’arte, stipulando un accordo nel 2006.
Il tesoro è composto da 16 pezzi, nove dei quali destinati al simposio, perfettamente conservati con le loro raffinate dorature. Si ritiene sia uno dei più che rari esemplari sopravvissuti della Sicilia ellenistica (III secolo). Fanno parte di esso, due grandi coppe (mastoi) con piedi a forma di maschere teatrali che dovevano servire, secondo l’uso greco, a mescolare il vino con l’acqua e con altre sostanze aromatiche; la brocchetta (olpe) e l’attingitoio (kyathos) a servirlo, infine, le quattro coppe (tre con medaglione sul fondo, una con decorazione a reticolo) e la tazza a due anse (skyphos), a berlo.

Sono esposti, oltre a due pissidi, un piccolo altare cilindrico ad uso cerimoniale, anche una coppia di corna bovine, probabilmente facenti parte di un elmo e un medaglione decorato a sbalzo con la figura di Scilla, mostro marino appartenente alla mitologia greca. Eupolemos, ricco abitante della città, dalle numerose iscrizioni riportate sugli oggetti, sembra esserne stato il proprietario.
La scelta di collocare gli oggetti nella sala in quasi totale oscurità crea l’impressione che essi fuoriescano nuovamente dal suolo che li ha custoditi e nascosti per secoli, mentre, le singole luci puntate su ciascuno, focalizzando l’attenzione su di essi, valorizzano i riflessi argentei e le dorature di rifinitura, mostrandoli in tutta la loro centenaria preziosità.

La mostra è stata curata da Angelo Bottini e Rita Paris; il catalogo edito da Electa.

21/04/2010
(Giulia Chelllini)

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