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Modigliani mistico e profano: l’omaggio del MaGA a Gallarate /


MAGA Museo Arte Gallarate

IL MISTICO PROFANO
OMAGGIO A MODIGLIANI
19 marzo – 19 giugno 2010


Ma che ci fa Modigliani a Gallarate?

Quando ho saputo che per l’inaugurazione del MAGA, il nuovo Museo d’Arte di Gallarate, si era scelto di offrire al pubblico “un percorso ideale alla scoperta del pensiero e dello stile” di Amedeo Modigliani la prima domanda che mi è venuta in mente è stata: ma che ci fa Modigliani a Gallarate? E soprattutto perché hanno scelto proprio lui per inaugurare il nuovo museo? Motivare la scelta con la necessità di sottolineare il ruolo di centro di ricerca sull’arte contemporanea del nuovo museo, non può bastare a spiegare l’interesse che si è scatenato intorno a questa mostra. Quindi ci deve essere di più, forse un motivo romantico.

E se invece, più semplicemente, fosse arrivato il momento, a novantenni dalla sua morte, di porre fine all’ostracismo di una certa storia dell’arte che ha “mal spiegato, mal venduto e maltrattato” Modigliani? Perché, come scrive Beatrice Buscarioli, “nonostante le cifre che le sue opere possono avere raggiunto e nonostante la fama universale o l’apparente ma fatua popolarità, che poggia su luoghi comuni, fastidiose leggende e aneddoti”, Modigliani è stato maltrattato nel senso reale del termine.

Dov’è dunque Modigliani nella storia dell’arte e soprattutto perché tutti lo conoscono solamente per quello che appariva e non per quello che era? Ricordare sempre un Modigliani “ubriaco, drogato, donnaiolo e irrisolto” non ha alcun senso se non ci si rende conto che la sua l’irrisolutezza altro non era che una risposta personale al crepuscolo del Novecento. Momento che egli vive, suo malgrado, “sul confine maledetto delle avanguardie e della tradizione, dell’Italia che finiva nell’arte e dell’Europa che nasceva nell’arte”. Ma allo stesso tempo, profondamente partecipe di questa frattura, “drammatica e poliedrica”, egli comprende l’arte e le sue ragioni.

Dunque è sempre difficile dire chi sia Modigliani e dirlo, come scrive la Buscaroli, “comunque è già un errore”. La sua opera “è un fragile e brevissimo equilibrio che si compie tra l’ispirazione alla scultura e l’approdo alla pittura, tra l’amore dell’arte antica italiana e l’urgenza veloce delle avanguardie che scalpitavano sotto i suoi occhi proclamando progetti completamente opposti ai suoi”.
L’idea di questa mostra nasce così dalla necessità di delineare in maniera più esaustiva la figura dell’artista livornese e questa urgenza di chiarezza è talmente forte che oltre alle sue opere, le quali ci guidano alla scoperta del suo mondo, si è deciso di esporre un fornito apparato documentario fatto di fotografie, scritti, epistolari autografi e materiali di studio che i curatori hanno affiancato ai 50 disegni e ai 20 quadri presenti all’esposizione.

In questo modo la sua personalità artistica è approfondita nei diversi contesti nei quali si è inscritta e sviluppata, da quello familiare livornese sino a quello artistico parigino: la mostra, che parte con Stradina Toscana dipinta a Livorno nel 1889, si sviluppa tra nudi e ritratti fino a condurci alle sue esperienze nella capitale francese. Il risultato è un Modigliani visto sotto una luce completamente nuova più attenta all’esperienza giovanile. Così alla fine di questo ricco percorso, tutti si potranno sentire un po’ più vicini a lui.
Aperta fino al 19 giugno, Mistico Profano, proietta dal subito il MAGA in una dimensione che speriamo premi sempre, come in questo caso, la ricerca della qualità. Inoltre l’inaugurazione del complesso architettonico, pretesto a questo omaggio a Modigliani, ci offre uno nuovo spazio espositivo di oltre cinquemila metri quadrati, costituito da due corpi attigui e comunicanti: il primo, un fabbricato industriale degli anni Trenta appositamente ristrutturato, è stato affiancato da un secondo edificio progettato e costruito ex novo che si caratterizza per una specie di quinta scenica in laterizio che abbraccia, con la sua forma curvilinea, la piazza antistante.

Lo spazio interno è così diviso in diverse aree che vedranno convivere le esposizioni temporanee e la collezione permanente. Quest’ultima, costituita da oltre cinquemila opere, altro non è che il patrimonio dalla precedente Galleria di Arte Moderna e contemporanea di Gallarate che comprende, tra gli altri, lavori di Carrà, Morlotti, Fontana, Colombo, Munari, Afro, Bonalumi, Guttuso, De Grada, Prampolini, Sironi, Soldati, Giò e Arnaldo Pomodoro.

23/03/2010
(Giuseppe Davide La Grotteria)

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