
Divus vespasianus: arte e cultura al tempo dei Flavi /
Divus vespasianus. Il bimillenario dei Flavi
A cura di Filippo Coarelli
dal 27 marzo 2009 al 10 gennaio 2010
Colosseo, Curia e Criptoportico “neroniano” - Roma
Fino al 10 gennaio 2010 sarà possibile visitare la grandiosa mostra Divus Vespasianus. Il bimillenario dei Flavi, allestita proprio per celebrare l’anniversario della nascita di Vespasiano (9 d.C.), imperatore sui generis (sabino, di umili origini, lavoratore instancabile, ottimo amministratore e capo dello stato, un vero e proprio “self made man”) e fondatore della dinastia Flavia. Forse non tutti sanno che, dopo l’infelice governo di Nerone, fu proprio Vespasiano (e, dopo di lui, i figli Tito e Domiziano, suoi successori) a cambiare radicalmente il volto di Roma, grazie al risanamento delle casse dell’impero e alla predisposizione di opere di interesse pubblico (tra cui la costruzione di edifici e l’esposizione di tutte le statue di cui Nerone si era indebitamente appropriato), gettando al contempo le basi per il nuovo assetto politico dell’Impero.
Ricca di numerosi capolavori di grande valenza artistica ed estetica, la mostra permette dunque di comprendere pienamente anche la cruciale importanza di questa celebre dinastia, evidenziando ciò che essa ha significato per la città di Roma, per l’Impero e per l’Europa intera.
Si comincia ovviamente dal Colosseo, la più rilevante impresa compiuta dai Flavi (l’anfiteatro venne iniziato da Vespasiano, inaugurato nell’80 d.C. da Tito e concluso da Domiziano): molte le opere presenti, tra cui il Ritratto di Vespasiano (proveniente dal Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen ) e quello di Tito (rinvenuto a Pantelleria) nonché i Rilievi del sepolcro degli Haterii, in cui è documentata la fervente attività edilizia portata avanti nel periodo.
Il percorso della mostra continua direttamente nella zona dei Fori Romani, prima nell’imponente edificio della Curia (le cui dimensioni, date precedentemente da Augusto, vennero poi ribadite da Domiziano), in cui sono esposte opere provenienti dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, come la Testa di Vespasiano e la Statua di Tito, (imperatore molto amato, definito per la sua indole mite “amor ac deliciae generis humani”), fino ad arrivare poi al Criptoportico “neroniano”, in cui, oltre a diverse statue, è possibile ammirare alcuni frammenti architettonici decorati nei minimi dettagli e circa 60 campioni di pregiatissimi marmi colorati (molti dei quali ormai introvabili) rinvenuti nel Palatino.
31/03/2009
(Marzia Apice)