
Caravaggio a Brera: due capolavori a confronto /
Caravaggio ospita Caravaggio
Milano, Pinacoteca di Brera
fino al 29 marzo 2009
In occasione delle celebrazioni per il suo bicentenario (1809-2009), la Pinacoteca di Brera offre al suo pubblico l’esclusiva opportunità di vedere accostate le due opere di Michelangelo Merisi da Caravaggio raffiguranti la Cena in Emmaus, nella mostra intitolata Caravaggio ospita Caravaggio curata da Mina Gregori ed Amalia Pacia.
Concessa in prestito dalla National Gallery di Londra, la prima stesura della Cena in Emmaus caravaggesca risale al 1601 per commissione di Ciriaco Mattei, mentre la seconda tela, di acquisizione della Pinacoteca stessa dal 1939, è stata probabilmente eseguita nel 1606 e si colloca tra le opere della fuga dell’artista in terre meridionali, dopo la pena capitale inflittagli a Roma per un presunto omicidio.
La pittura caravaggesca portò indiscutibilmente l’imitazione del dato naturale ad esiti estremi, spingendola al suo significato più primitivo mediante una osservazione in presa diretta che rivelò anche caratteri di natura scientifica (si ricordi la camera ombrosa). Ciò si esplica nella sperimentazione di un rapporto innovativo con la natura: non si tratta, infatti, di una semplice mimesis, ma di un’esplorazione diretta per il raggiungimento della “verità” e per l’esatta rappresentazione del dato evidente.
A partire dalle opere giovanili fino alle ultime produzioni, emerge inoltre una concezione forse antropocentrica delle composizioni, che diviene per l’appunto sede dell’imitazione e ricopre importanza al pari degli oggetti naturali sperimentati agli inizi artistici.
Nella Cena in Emmaus londinese la natura morta adagiata sul tavolo è tuttavia realizzata con la stessa minuziosità di particolari e con lo stesso realismo che ne caratterizzano i personaggi, tanto da costituire quasi un dipinto a sé stante. Sembra inoltre che esistano, in questa tela, echi leonardiani nella presentazione di alcune pose: ad esempio, le braccia spalancate a croce richiamano alla memoria l’apostolo Giacomo Maggiore, rappresentato alla sinistra del Cristo di Leonardo nel Cenacolo (S. Maria delle Grazie, Milano).
La Cena caravaggesca risulta anche particolare per la raffigurazione del Cristo imberbe, che trova però precedenti in opere come il Giudizio michelangiolesco e la Cena in Emmaus di Giovan Agostino da Lodi, attivo tra Milano e Venezia tra la fine del XV secolo ed i primi decenni del XVI. Nella versione milanese di Caravaggio della Cena, sono riscontrabili ancora influssi leonardeschi nella posa del discepolo che, sulla destra della tela, tiene i bordi del tavolo con le mani ed i gomiti aperti (così come Cleofa nella copia londinese fa con la sedia sulla sinistra del dipinto), gesto simile a quello compiuto da Bartolomeo in piedi sulla sinistra del Cenacolo.
Nella ricostruzione di scene religiose Caravaggio torna agli albori del Cristianesimo, descrivendo gli episodi con realtà integrale, allontanandoli da idealizzazioni ed allegorie, attenendosi in primis agli episodi evangelici più tradizionali e storicizzando appieno la propria arte, in virtù di una maggior oggettività pittorica, di cui le due tele esposte a Brera sono chiaro esempio da non perdere.
10/03/2009
(Carla Ferraris)