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Agopunture di energia positiva: Alessandro Mendini in mostra /
Alessandro Mendini
Alchimie
Dal Controdesign alle Nuove Utopie
a cura di Alberto Fiz
Catanzaro, MARCA 11 aprile-25 luglio 2010 “Agopunture che cercano di trasmettere energia positiva. Ma, soprattutto, un pensiero”. Così Alessandro Mendini, uno dei maggiori esponenti del design e dell’architettura contemporanea, ha definito le sue opere, durante l’inaugurazione della retrospettiva Alchimie. Dal Controdesign alle Nuove Utopie, curata da Alberto Fiz e attualmente in mostra presso il museo MARCA di Catanzaro.
Naturale chiedersi se possa mai un pezzo di design trasmettere dell’energia - positiva o negativa - o, addirittura, un pensiero; se possa possedere un’anima, dialogare, trasmettere un sentimento. La sfida dell’artista contro l’impersonalità del design cosiddetto funzionale fa di fatto breccia nell’emozionalità del fruitore, che rimane spiazzato dalla potenzialità comunicativa degli oggetti del quotidiano.
Il fulcro della sua ricerca è, del resto, il rapporto oggetto-persona, rapporto che Mendini definisce “morboso, quasi psicanalitico” (“gli oggetti ci inseguono per casa come uno stormo di uccelli”, afferma), intriso dunque di un’affettività che il design deve curarsi di esprimere e considerare già in fase progettuale.
Il percorso espositivo si dipana attraverso le quattro fasi creative attraversate da Mendini (Controdesign, Redesign, Alchimia, Nuove utopie): dall’antifunzionalismo operato attraverso la negazione, la distruzione, l’impedimento, tipico delle sue prime opere performative (la ricostruzione fotografica dell’incendio della sedia Lassù, 1974; Sedia Scivolavo, 1975; Costume per donna e arpa, 1976, claustrofobica living sculpture performata durante l’inaugurazione) al recupero e allo stravolgimento del già esistente (Redesign di una credenza anni ’40, 1978; Redesign della sedia Zig Zag,1978); dall’ibridazione alchemica di pittura, design, letteratura al servizio dell’emozionalità (Poltrona Proust,1978, ispirata al puntinismo di Seurat e Signac; Divano Kandissi,1979, ispirato a Kandinsky; Mobile Infinito, 1981) al simbolismo dell’oggetto-totem (Mobile per uomo: Giacca e Mobile per uomo: Scarpa,1997; Visage Archaïque, 2002).
Le oltre settanta opere esposte - fra dipinti, sculture, mobili, schizzi, progetti, collaborazioni ed omaggi da parte di altri grandi artisti - ricostruendo l’attività quarantennale dell’artista, offrono allo spettatore l’opportunità di compiere un affascinante viaggio all’interno della storia dell’arte, che Mendini omaggia e dissacra, destruttura e ricompone, per giungere a una sintesi di passato e presente che guarda al futuro con gli occhi appassionati dell’utopia.
Dopo la personale dedicata a Antoni Tàpies Materia e Tempo, il museo MARCA di Catanzaro prosegue con successo la sua politica di apertura alla grande arte contemporanea, confermandosi realtà museale di prestigio sia a livello nazionale che internazionale, col merito aggiuntivo - e non secondario - di stimolare l’attivazione di meccanismi circolazione culturale dai quali, una regione difficile come quella calabrese, è a lungo rimasta esclusa.
13/04/2010
(Dacia Palmerino)