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I nuovi allestimenti della Villa della Farnesina a Palazzo Massimo /

La Villa Farnesina a Palazzo Massimo

Allestimento nuovo di zecca per i reperti provenienti dalla Villa della Farnesina - la celebre residenza, costruita lungo il Tevere in epoca augustea e scoperta nel 1879, in occasione della realizzazione degli argini del fiume -, conservati in tutto il loro splendore nelle ampie sale del Museo Nazionale Romano presso Palazzo Massimo.

In seguito alle mutate esigenze di comunicazione, si è reso necessario pensare a una nuova disposizione dei resti della villa, più funzionale sia al valore delle opere sia alla fruizione del pubblico. Dimesso dunque il vecchio allestimento, realizzato ormai più di dieci anni fa, si è fatto posto al nuovo, che ripropone gli ambienti della dimora secondo l’originaria disposizione e nelle dimensioni più o meno reali, esaltandoli grazie a un sofisticato metodo di illuminazione.

“Quello che ci interessava – ha dichiarato Rita Paris, direttrice del Museo – era mettere in rapporto le stanze da letto della villa con quella destinata ai banchetti, cercando di rispettare il massimo della verosimiglianza. Proprio per provare a immaginare cosa accadesse nella vita quotidiana di chi vi abitava. I reperti di questa villa presentano delle decorazioni straordinarie, di uno stile che non ha eguali, fortemente fastoso e innovativo per l’epoca”.
L’inizio del percorso espositivo è segnato dal criptoportico, il lungo corridoio seminterrato, affrescato con soggetti che si ripetono in modo ciclico. Da qui si arriva al fulcro della mostra, i due cubicula (le stanze da letto) e il grande triclinio (la sala dei banchetti). I due cubicula presentano affreschi e stucchi di rara bellezza dominati dal colore rosso, nei quali per lo più vengono rappresentate figure maschili e femminili in atteggiamenti intimi.

Dopo pochi passi si raggiunge il triclinio, che aveva al suo interno una mensa centrale e tre letti, sui quali si consumavano i pasti: qui la decorazione, sontuosa e particolarmente elaborata, assume un colore scuro, nero, in cui risaltano i toni del turchese e dell’ocra, e riproduce delicati paesaggi, o storie popolari con personaggi ricorrenti. Sia nei cubicula che nel triclinio si possono ammirare i resti di preziosi mosaici policromi che costituivano il pavimento degli ambienti.

Avanzando, si arriva al cosiddetto viridarium, uno spazio a cielo aperto, quasi una sorta di giardino, la cui vegetazione veniva idealmente fatta proseguire attraverso la pittura sulle pareti. Impossibile non lasciarsi affascinare dal sistema di illuminazione biodinamica che riproduce il naturale variare della luce del giorno (con la conseguente variazione cromatica degli affreschi) e che rende finalmente giustizia a opere di valore inestimabile come sono i resti di questa villa. Grazie a questa tecnologia, sembra quasi di poter vedere ciò che davvero vedevano gli antichi romani. “Fulgentes oculorum reddunt visus” (Agli occhi una vista abbagliante) diceva Vitruvio in merito alle pitture della prima età augustea: osservando i resti della villa, così sorprendentemente comunicativi, è davvero difficile non dargli ragione.
A completamento della mostra, l’ultima sala nella quale viene presentata una ricostruzione tridimensionale delle stanze della villa, anche attraverso la documentazione del prezioso lavoro svolto per questo allestimento da studiosi, restauratori e tecnici.

10/07/2010

(Marzia Apice)