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Giorgione: la carica dirompente del Rinascimento italiano /



In occasione della ricorrenza dalla morte di Zorzi da Chastelfranco detto Giorgione, che si spense nel 1510 a soli 33 anni a causa della peste, vien quasi da chiedersi se l’artista al momento della sua prematura scomparsa fosse conscio di aver raggiunto una tal fama da essere, a 500 anni di distanza, celebrato come uno dei più geniali e interessanti artisti del Rinascimento.

Purtroppo a una simile domanda non potremo mai dare una risposta.

Diradare inoltre  la nebbia intorno al “caso Giorgione” è un’impresa ardua resa ancor più complicata dall’assenza di opere firmate, dalla quasi totale carenza di testimonianze documentarie di prima mano e dalla sfuggente elusività dei soggetti di alcune delle sue opere certe giunte fino a noi.

Ma quello che invece sappiamo e possiamo dire è che subito dopo la sua morte i collezionisti, prima fra tutti Isabella d’ Este, si scatenarono piombando come avvoltoi sulle sue opere ancora disponibili e in questo modo testimoniarono quanto celebre fosse diventato il pittore veneto anche fuori dai confini della Serenissima.

Detto questo, il valore, la qualità e la storia di un artista come Giorgione, capace di farsi strada in una Venezia che l’ambasciatore francese Philippe Commynes, proprio l’anno prima dell’arrivo del pittore di Castelfranco in città, definì come “la più bella e trionfante” città del mondo, maggior metropoli di quell’età e “centro del commercio e della cultura” che vedeva uscire dalle sue stamperie “più libri che in tutto il resto d’Europa”, non possono essere messe in discussione.

Giorgione ha dimostrato di essere uno di quegli artisti che, come sanno fare solo i grandissimi, ha proposto dei “modelli vincolanti per il seguito della storia” e in questo modo ha contribuito a creare le nuove generazioni dando il via, come scrive anche il Vasari, alla “maniera moderna” veneziana.
Era quindi doveroso realizzare un grande evento che celebrasse il genio e la grandezza di un artista che ha dato vita ad opere simbolo del Rinascimento italiano. Per farlo si è scelto un excursus originale e inedito che permette di ammirare i capolavori del primo periodo insieme a quelli dei grandi artisti con cui si è rapportato durante la sua breve esistenza da Bellini a Costa, da Carpaccio a Perugino, da Sebastiano del Piombo a Palma il Vecchio, fino a Leonardo, Raffaello e Tiziano. La mostra inoltre, realizzata fino all’11 aprile nel Museo Casa Giorgione a Castelfranco Veneto, vanta prestiti dai grandi musei del mondo e dà l’occasione di ricapitolare le poche acquisizioni certe di cui disponiamo, di vagliare attraverso un confronto diretto tra le opere esibite la plausibilità delle più recenti proposte e di ricostruzione la sua breve ma intensa parabola creativa.
Così in questo clima di festa viene a cadere la riedizione di un volume scritto ormai 15 anni fa da Mauro Lucco e dedicato al grande pittore veneto: non una revisione del testo di allora, si badi bene, perché come scrive lo stesso Lucco “un libro non può essere rivisto, si può solo riscrivere”, ma una riedizione di un testo concepito in un momento diverso della storia che è ancora in grado di affascinare il lettore. La sua forza infatti viene dalla genuinità dell’amore che l’autore nutre per Giorgione, al quale resta fortemente legato, e soprattutto dalla qualità della campagna fotografica che riesce a restituire “tutta la carica dirompente” dell’opera del pittore veneto.

Il lettore “è posto con forza davanti alla realtà vera dell’invenzione pittorica, quasi nella sua concretezza fisica, e da questa, attraverso sequenze ed accostamenti, si può impossessare dell’evocazione magica dei drammi dell’uomo, quali l’artista riesce a suggerire”. Le opere più significative di Giorgione vengono, inoltre, presentate in una sequenza filmica che dalla visione generale procede fino alle tavole a “dimensione naturale” e in questo modo, a chi legge, appare un mondo ricco di invenzioni, di spunti creativi, di fascino e di devozione che consente di porsi “nello stesso rapporto che ebbe in origine l’artista con la sua creazione”.

12/03/2010

(Giuseppe Davide La Grotteria)

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