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Baaria attraverso lo sguardo di uno degli autori /
Baaria a Venezia: un debutto politico
di Gianluca D’Agostino, autore delle interviste contenute nel volume


Per la prima volta ho svolto un piccolo ruolo in questo festival cinematografico famoso in tutto il mondo e ospitato da una delle più belle città del pianeta: Venezia. Ho collaborato infatti alla realizzazione del libro tratto dal film Baaria, intervistando Giuseppe Tornatore, Giampaolo Letta, il cast tecnico e quello artistico.
E’ evidente che qui vi è un piccolo conflitto di interessi ma una delle mie più grandi debolezze è da sempre la passione per l’obiettività. La prima del film è stata mercoledì due settembre e si sono svolte due proiezioni, la prima nella “sala grande” che è quella dove avvengono le proiezioni ufficiali, al di fuori della quale c’è il tappeto rosso in cui sfilano le celebrità; mentre l’altra si è tenuta al Palabiennale, poco distante.
Considero me stesso come parte di una nuova generazione di spettatori poiché sin dall’inizio della proiezione ho avuto delle difficoltà con il grande schermo. Ho subito realizzato che quando uno è abituato ai monitor ridotti della vita quotidiana, come quello del pc, del cellulare e della tv, lo schermo del cinema sembra qualcosa di mostruoso che, invece di catturare l’attenzione, ti dà l’impressione di star perdendo qualcosa in ogni scena. La superficie di quel monitor era così grande e il suono era così alto che è stato veramente difficile per me riuscire a catturare l’ intera cosa.
Ad ogni modo, ho cercato di fare del mio meglio ed ho continuato a guardare il film completamente concentrato sullo schermo. La scenografia gioca un ruolo fondamentale nella narrazione poiché gli sfondi costruiti dallo scenografo Stefano Sabatini sono veramente impressionanti. Dalle strade dissestate ai vecchi edifici, si può dire che il set ha “recitato” un grande ruolo nella storia, riuscendo a trasportare lo spettatore nel contesto in modo davvero intenso. In definitiva, il protagonista non è solo il personaggio di Peppino, interpretato da Francesco Scianna ma è anche la città di Bagheria, che è la vera co-protagonista della storia e non semplicemente un teatro di posa.
La storia inizia con il protagonista a cinque anni, al quale, un vecchio che sta giocando a carte con i suoi compari fuori da un bar, gli chiede di andargli a comperare le sigarette, in un contesto pomeridiano tipicamente siculo del primo novecento. Il viaggio narrativo inizia con il bambino che comincia a correre, incitato dai suoi amici che gridano il suo nome, poi lo si vede letteralmente volare sopra il paesaggio della città e quindi atterrare adolescente che va a scuola. Peppino è uno studente svogliato e combina vari disastri insieme ai suoi amici…
La struttura della storia è composta da una serie di microepisodi che portano avanti la narrazione. Sebbene il protagonista non abbia un obiettivo specifico come accade di solito nella formula dei film Hollywoodiani e non vi è nemmeno un livello narrativo inconscio di trasformazione del protagonista, il film possiede una linea della storia molto forte, amplificata da quello che Jean Paul Sartre chiamava “la passione umana”. In verità Sartre alla fine del suo lavoro giunse alla conclusione, per una necessità di coerenza filosofica, che l’essere umano è una “passione inutile”. Tuttavia quella di Baaria è il tipo di storia che semplicemente sovverte la posizione di Sartre, mostrando che la forza che risiede dietro ogni azione umana è comunque, alla fine, solo una forte passione: passione politica, civile, l’amicizia, la famiglia, l’amore.
La vita di Peppino è una guerra continua e quotidiana contro dei nemici rappresentati perlopiù dalla povertà, dall’ignoranza e da quelle barriere politiche e sociali che repressero lo sviluppo dell’individuo e della società in generale, nella Sicilia rurale del ventesimo secolo. Tornatore mostra come i costumi sociali e politici del tempo colpiscono il protagonista nella sua vita personale e nella sua personalità impedendogli di esprimere liberamente la sua individualità e il suo pensiero. In Sicilia in quel periodo poteva accadere che una donna venisse promessa in sposa a qualcuno dalla sua stessa “famiglia”, in una specie di accordo tra gentiluomini. Questo accordo obbliga Peppino a sequestrare la sua futura moglie barricandosi in casa insieme a lei al fine di evitare il matrimonio con il ricco a cui era stata promessa dalla sua famiglia. Questo e altri ostacoli conducono Peppino a iscriversi al partito comunista che costituiva l’unica chance di salvare l’individuo dall’ignoranza, dalla povertà e dall’emarginazione, nella società Siciliana del secolo scorso ma, soprattutto, dall’affogare in un oceano di convenzioni morali e sociali.
Il film è un grande ritratto della società italiana devastata dal fascismo e dal secondo conflitto mondiale. Un periodo in cui diverse forze interne del paese combattevano per averne il controllo. Queste forze in Sicilia non erano solo politiche: ad esempio la mafia ha giocato un ruolo importante sulle comunità siciliane locali, dove i loro rappresentanti pretendevano rispetto e obbedienza. Il film mostra come nell’isola i comunisti fossero gli unici ad avere il coraggio di affrontare la mafia ed aiutare le persone ignoranti ad acquisire un’istruzione nella scuola di partito o, semplicemente, facendoli partecipi delle nuove idee che circolavano nelle sezioni. Ad esempio l’idea dell’emancipazione più di ogni altra collideva con l’idea Siciliana del ruolo della donna nella società.
Il film di Giuseppe Tornatore non è il classico film high concept di Hollywood, ma il protagonista conduce una guerra quotidiana contro il mondo intero al fine di vivere la propria vita, perché questo è ciò di cui la storia tratta e la cui logline potrebbe essere: “Come sopravvivere nella società Siciliana del secolo scorso”. E’ questo ciò che doveva affrontare chiunque cercasse di farsi una vita in Sicilia dopo la seconda guerra mondiale: una lotta senza precedenti con l’individuo in bilico, sul filo del rasoio, tra conflitti politici e sociali, con la minacciosa presenza della mafia e il rispetto aprioristico per i fortissimi valori familiari. In pratica l’individuo si trovava costantemente “sotto fuoco amico” e questo è ciò che Baaria ritrae in modo magistrale, meglio di qualunque altro film realizzato in precedenza che abbia affrontato questo difficile argomento.
Si può dire che un film è un capolavoro, quando il tema, o ciò che Lajos Egri chiamava “la premessa della storia” possiede interpretazioni multiple: è una storia che parla di passione politica e di senso civile o è una storia di una famiglia che combatte per oltre un secolo con la realtà esterna oppure è la storia di un uomo che combatte quotidianamente per ottenere una posizione rispettabile nella società siciliana del ventesimo secolo. In generale come avevo già detto a Giuseppe Tornatore la prima volta che ci siamo incontrati, questo film ha un grande potenziale di successo fuori dai confini italiani, perché potrebbe aiutare il pubblico straniero a comprendere certe scelte fatte dal popolo italiano dopo la tragedia del fascismo e della seconda guerra mondiale. In generale potrebbe aiutare a comprendere perché il partito comunista ha raggiunto il 36% dell’elettorato nella metà degli anni settanta e quali sfide i Siciliani hanno affrontato durante il secolo scorso e perché ancora oggi hanno a che fare con determinati problemi.
Non è solo una storia che tratta di lotte politiche e sociali, ma è il film in sé stesso che ha la possibilità di giocare un importante ruolo educativo nella società di oggi, per far comprendere al pubblico le scelte di una generazione che, nonostante apparentemente non avesse alcuna via d’uscita, alla fine è riuscita a conquistare la sopravvivenza con successo e senza perdere la dignità
(Gianluca D’Agostino)