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Calder a Roma: quadri, sculture e i celebri Mobiles /

Palazzo delle Esposizioni porta a Roma le opere di uno degli artisti più eclettici ed originali dello scorso secolo, Alexander Calder, figura poliedrica che è passata da pittura a scultura fino alle celebri installazioni.
La mostra, curata da Alexander Rowen, è la prima mai realizzata nella capitale e cade a venticinque anni di distanza dalla monografica allestita a Torino. Ogni sala sembra presentare un artista nuovo, ogni spazio è studiato per dar vita a scenari che sembrano raccontare stili differenti; caratteristica comune è la leggerezza che tocca l’ambiente opera dopo opera.
Molti sono i quadri per i quali Calder sperimenta diverse tecniche pittoriche, con risultati che però tendono spesso all’astrazione. Ci sono anche momenti più narrativi, ma sempre raccontati da una mano che non è fedelissima alla realtà; gli spunti dei grandi pittori come Kandiskij sembrano nascondersi delle volte dietro un maggior colore, altre dietro un maggior graffitismo che attinge al primitivo.
Anche le sculture monocrome raffiguranti animali in piccola scala sembrano riportare la mente alle correnti del primissimo Novecento, intrigato da un approccio all’arte più esotica in cui i feticci di tribù lontane diventano protagonisti: piccoli elefanti, cavalli e altri soggetti prendono forma in piccole statuette di legno dipinto di nero.
Ma ancora più interessanti sono i suoi Mobiles, oggetti che negano la staticità dell’arte all’interno del museo, creando spazi nei quali il visitatore cammina fra un’opera e l’altra come parte di un meccanismo. Questi lavori sono realizzati come dei veri e propri congegni meccanici in grado di muoversi al minimo spiraglio di vento; anche i materiali impiegati ricordano questa meccanicità, sono infatti materiali di elementi prelevati dall’industria, come l’acciaio e soprattutto il fil di ferro, con il quale l’artista si diverte a modellare figure che imitano disegni bidimensionali.
I mobiles sono opere molto suggestive, ogni loro parte si muove in maniera indipendente creando delle coreografie ipnotiche dalle quali è difficile distrarsi. Si librano nell’aria leggeri come sospesi e si proiettano sulle enormi pareti bianche che diventano parte integrante della scena.

Un caso esemplare è quello dell’opera Panello rosso : l’oggetto movibile è montato davanti ad un pannello appunto di colore rosso sul quale le linee delle ombre cambiano continuamente forma sembrando tridimensionali. E’ il titolo stesso di questo lavoro che fa capire come Calder fosse più spesso interessato alla proiezione del movimento piuttosto che all’oggetto in sé.
L’interesse per il dinamismo è una costante in questa esposizione: l’opera che suscita maggiore interesse nel pubblico è una installazione che viene messa in moto ogni ora per mostrare come il movimento di alcuni oggetti produca non solo un effetto visivo, ma come abbia un riscontro sonoro.
Il piano superiore del museo è dedicato a un Calder raccontato dalle foto di Ugo Mulas, che ha fissato i momenti di creazione di questo artista attraverso bellissimi scatti in bianco e nero. Il rapporto tra lo scultore ed il fotografo è stata la tematica dell’intervento che ha terminato la serie di conferenze organizzate in loco, con la partecipazione di docenti, critici e curatori di rilievo.

Il volume edito da Electa, a cura di Giovanni Carandente e pubblicato nel 2008, vuole ripercorre con 450 opere - mobiles e stabiles - l’intera vicenda artistica del grande scultore.

12/02/2010

(Lea Ficca)

 

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